LA GAFFE DI BERARDINI SUL RUZZO COSTA 25MILA EURO AI CITTADINI SULLE BOLLETTE

TERAMO – I vigilanti privati possono lavorare nel potabilizzatore di Montorio al Vomano, anche come interinali e anche nei turni di notte e nei festivi. Se il Ruzzo lo aveva già chiarito un anno fa, spiegando come l’impianto sia condotto in remoto dai suoi tecnici interni mentre ai vigilanti in servizio a Montorio spettino solo compiti di sorveglianza del sto e delle attività, ora c’è una sentenza del Tar Abruzzo a chiarire come, anche di fronte ad una richiesta di un parlamentare, sia giusto che non si conosca pubblicamente l’identità degli addetti esterni alla sorveglianza del prezioso impianto.

Il caso era esploso un anno fa con l’azione pubblica di Fabio Berardini del M5s, che in un primo momento aveva adombrato la possibilità che a condurre l’impianto fossero i vigilanti privati e non i tecnici, cioè personale con contratto interinale, non qualificato e senza la necessaria professionalità, visto che aveva a che fare con la sicurezza delle acque di 700mila utenti.

Persino il Tribunale amministrativo regionale, che ha dato ragione piena al Ruzzo, ha riconosciuto invece l’ostinazione del deputato Fabio Berardini nella vicenda del potabilizzatore di Piane di Collevecchio. Con il parlamentare che chiedeva di conoscere le identità dei vigilanti privati che lavorano nell’impianto (ma senza mai spiegarne il motivo, cioè la ventilata possibilità di dimostrare dai registri che a condurre il potabilizzatore fossero i vigilanti e non i tecnici del Ruzzo), e la società di via Dati che invece ha fornito i soli registri, ma senza le identità dei vigilanti, sia per esigenze di sicurezza – in quanto l’impianto è un sito sensibile – che di privacy, visto che la società di vigilanza tutela i suoi dipendenti.

Peccato però che l’ostinazione del deputato grillino, un anno dopo l’esplosione del caso mediatico, costerà ai cittadini che usufruiscono dei servizi del Ruzzo almeno 20-25mila euro di spese legali, che il Tar ha compensato.

«Sono amareggiata dall’esito della vicenda amministrativa – ha commentato a caldo la presidente del Ruzzo Alessia Cognitti – perché come accaduto già in passato per vicende analoghe, la compensazione delle spese andrà a ricadere sui costi del Ruzzo e dunque sulle bollette dei cittadini, anche se il Ruzzo – e questo il Tar lo ha riconosciuto – si è mosso nella piena correttezza».

Il deputato Fabio Berardini, assistito dall’avvocato Andrea Menaguale, nella primavera del 2019 aveva proposto ricorso al Tar contro il Ruzzo per ottenere i registri di conduzione dell’impianto del 2017, del 2018 e del 2019, con l’elenco delle guardie private che vi hanno lavorato anche di notte e nei festivi.

Il Ruzzo, con la presidente pro tempore Alessia Cognitti assistita dall’avvocato Piergiuseppe Venturella, prima ha fornito i registri e poi si è costituita in giudizio in opposizione alla richiesta del parlamentare di accesso ai nominativi su quei registri, rimasti oscurati.

Dopo un anno la Prima Sezione del Tar Abruzzo, presieduta dal giudice Umberto Realfonzo, ha dichiarato il ricorso del parlamentare grillino in parte cessato, per la mancanza della materia del contendere (i registri sono stati forniti alla richiesta d’accesso agli atti del parlamentare), ed in parte irricevibile (perché non poteva continuare a chiedere di conoscere l’identità dei vigilanti senza un valido motivo). I giudici hanno però stabilito la compensazione delle spese del ricorso al Tar, che saranno dunque in parte a carico del parlamentare, ed in parte a carico del Ruzzo.

Questo il passaggio chiave della sentenza che smonta la tesi del parlamentare grillino sulla conduzione dell’impianto: «Non solo lo stesso ricorrente (Berardini, ndc.) non ha in realtà indicato le effettive ragioni per cui aveva insistito per conoscere i nomi dei singoli operatori e, comunque, perché tale informazione di per sé non appariva affatto necessaria ai fini della conoscenza delle modalità di funzionamento del potabilizzatore, anche nell’ottica di un possibile eventuale esposto-denuncia all’Autorità Giudiziaria».